Ha senso parlare di Architettura in tempi di crisi economica? Ha senso in generale parlare di Architettura nell’Italia del 2008-2009?
Oggi come oggi abbiamo circa 200 milioni di alloggi in Italia, praticamente ognuno di noi ha in media più di tre case. E’ evidente che è una media, ci sarà sempre chi ne ha dodici e chi niente, ma la sproporzione resta comunque alta ed è evidente come la priorità nei prossimi anni ben difficilmente possa essere quella di costruire di più. Magari sarebbe opportuno aggiustare il tiro e dire che bisogna costruire meglio.
Ecco dunque che il verbo dei prossimi anni, anziché costruire, potrebbe essere ri-costruire o più semplicemente ristrutturare. Lasciando un segno, come ogni generazione ha fatto prima della nostra.
Nell’antica Atene, una volta raggiunta l’età adulta, ogni cittadino faceva giuramento di fare del proprio meglio per lasciare la città più bella di come l’avesse trovata alla sua nascita. Quanti oggi si sentirebbero di onorare un giuramento simile?
Cosa si intende allora per “costruire meglio”? E “cosa” si dovrebbe costruire? Da sempre lo sviluppo delle arti e dell’architettura in particolar modo è andato di pari passo con i mutamenti economici. Che oggi il mondo sia di fronte all’imminente collasso di un sistema economico e alla necessità di un nuovo “New Deal” è abbastanza chiaro a tutti. Il senso stesso dell’elezione di Obama in America sembra essere proprio questo. Quale architettura uscirà da questo nuovo ordine economico?
Da un decennio si parla di sviluppo sostenibile, un bel modo per definire un modo di costruire che tuttavia è ancora ben lontano dal divenire realtà, specialmente nelle nostre terre. Si parla anche di domotica, che non significa moltiplicare il numero dei telecomandi, ma ottimizzare e migliorare il modo di vivere la casa.
Non tutto è però da buttare e le esperienze di Bolzano (CasaClima) nonché dei sedici comuni riuniti oggi nell’associazione dei Comuni Virtuosi fanno ben sperare per il futuro. Un futuro in cui si torni presto anche a parlare di Architettura e si dimentichi quell’edilizia finalizzata esclusivamente alla massima cubatura (e dunque al massimo guadagno) possibile, ma che oggi ha portato sostanzialmente a bloccare il mercato immobiliare costringendo progettisti e imprese a un periodo di vacche magrissime.
Senza contare il disagio di chi poi deve abitare in quegli alloggi…
Serve dunque ripartire, ma su basi nuove, cercando di costruire (o ri-costruire) edifici a basso consumo, capaci di produrre energia anziché solo consumarla, dotati di quegli accorgimenti semplici (spessore di muri e solai, orientazione, scelta degli infissi ecc…) che possono concretamente aumentare il comfort per chi le abita.
Sarà dunque compito dei tecnici spingere in questa direzione e sarà dovere dei politici creare le condizioni per un futuro davvero sostenibile.
Pubblicato sul Fendente (edizione cartacea) del Dicembre 2008
